India
Il caffè fu introdotto in India alla fine del XVII secolo.
La storia narra di un pellegrino indiano di nome Baba Budan che portò sette chicchi di caffè in India, dallo Yemen, e li piantò nel Karnataka.
Gli olandesi contribuirono fortemente alla diffusione della coltivazione del caffè in tutto il paese, ma fu con l’arrivo del Raj britannico che la coltivazione commerciale del caffè cominciò realmente a fiorire.
Inizialmente la specie botanica più diffusa era l’arabica. Importanti ed indesiderate infestazioni di ruggine (roja) hanno però costretto la maggior parte dei produttori a cominciare a coltivare la robusta, di per sé molto più resistente dell’arabica
L’India esporta circa il 70% della sua produzione di caffè (divisa approssimativamente tra il 30% di arabica e il 70% di robusta). Nonostante ciò, il mercato interno è in forte espansione, grazie all’aumento del numero di caffetterie presenti nelle aree urbane.
La maggior parte del caffè indiano è prodotto da piccole aziende agricole, situate nelle tradizionali regioni di coltivazione negli stati meridionali di Karnataka, Kerala e Tamil Nadu.
In queste aree vengono coltivate piante di caffè insieme a piante di leguminose, spesso affiancate a spezie e piante come cardamomo, pepe e vaniglia.
I caffè sono processati sia con metodo naturale (conosciuti come cherry) che con metodo lavato (conosciuti come parchment).
Il caffè viene di solito essiccato su patio o, nelle aziende agricole più grandi, nei forni.